lunedì 25 dicembre 2017

La macchia umana di Philip Roth



Coleman Silk professore di Università di Lettere Classiche all’Athena College di cui era stato per anni valoroso e stimato preside di Facoltà, alla fine del secolo scorso, all’età di 71 anni, ormai vedovo, intraprese una relazione con una donna trentaquattrenne , Faunia Farley , che oltre a fare le pulizie in uffici pubblici e nella stesso college, abitava in una fattoria dove collaborava alla mungitura delle vacche.
Il racconto è fatto da un amico di Coleman cui era stato conferito dallo stesso un incarico di scrivere un libro contro i colleghi della stessa Università che avevano distrutto la sua immagine pubblica con l’accusa di aver tenuto comportamenti ed espresso frasi discriminanti nei confronti di due studentesse di colore. 
Il racconto è caratterizzato da continui rovesciamenti di prospettiva connessi soprattutto alla scoperta di segreti conservati dai personaggi, dall’intrecciarsi di situazioni e percezioni che improvvisamente si disvelano, non smarrendo mai del tutto la loro portata di equivocità e la incidenza nella vita e nelle scelte degli  stessi protagonisti che li avevano assunti a protezione di loro debolezze.
Coleman era nero sia pure con pelle di colore incerto e da giovane, a seguito di un umiliante rifiuto di una prostituta di avere rapporti con lui  perché nero, aveva deciso che avrebbe in tutti modi cancellato e tenuto nascosto tale circostanza, a quell’epoca fortemente discriminante.
Le conseguenze di tale scelta furono molteplici e sovente foriere di ulteriori sofferenze per se e per i propri cari.

Molto articolata è anche la dinamica delle rivelazioni fatte ad alcuni piuttosto che ad altri e l’incertezza stessa su coloro che ne fossero a conoscenza.

sabato 22 aprile 2017

Patrick Suskind, il profumo, Tea 1985

Ho voluto rileggere dopo alcuni anni questo romanzo che a suo tempo avevo letto con una certa riluttanza e che mi aveva lasciato indubbiamente sorpreso dall'originalità dell'idea  rappresentativa, tutta incentrata su uno dei nostri sensi, l'olfatto, anche da me  spesso teoricamente trascurato.
L'idea di fondo la trovai accattivante e il romanzo mi parve ben costruito e sostenuto da una articolata conoscenza del tema.
Un recente work shop sui profumi a cui ho preso parte mi ha richiamato alla mente questo romanzo ,tutto incentrato su un uomo -naso e ho voluto rileggerlo.
Come spesso avviene , la rilettura disvela tutto un insieme di aspetti in gran parte non colti la prima volta tanto che può addirittura sembrare di aver letto un nuovo romanzo.
In sintesi i ventisei omicidi che si susseguono nella storia di Jean-Baptiste Grenouille, questa volta , hanno come perso gli effetti macabri che pure oggettivamente contengono e sembrano rispondere ad una logica esigenza di questo uomo ad una dimensione.
 E' il suo unico appetito, è la sua unica ragione di vita: cogliere e distinguere gli odori e quindi dar vita a profumi come nessun altro sa fare.
Egli non uccide per togliere la vita ma perchè le sue vittime contengono solo loro quegli elementi che gli consentono di impossessarsi degli odori umani dei quali la natura lo ha privato.
Poichè è il profumo comunque umano ciò che in realta' ci mette in relazione con gli altri, egli sa di non averne uno e che questa è la ragione per cui la sua persona passa del tutto inosservata agli occhi degli altri uomini.
La sua rivincita nei riguardi degli altri sarà non solo di riuscire a farsi notare ma ad assoggettare gli altri affinche' , a seconda del profumo che sarà capace di produrre, vengano più o meno attratti da lui , sino al punto di adorarlo.
E' questo, paradossalmente, l'unico aspetto umano del nostro, l'unica manifestazione di un sentimento, di una passione, per quanto possa apparirci folle.
Per il resto, Grenouille, nato nella Parigi del '700, è per ogni altro verso un reietto sin dalla sua nascita , contrastata da subito dalla sua stessa madre che non riesce ad ucciderlo. E così in un crescendo di tappe caratterizzato dallo sfruttamento da parte di tutti coloro che si sono comunque dovuti imbattere in questa incomprensibile creatura, Grenouille mostra talento ed intelligenza per impadronirsi di tutto ciò che gli serva per meglio assecondare la propria natura, perseguendo lucidamente la realizzazione delle proprie ragioni di vita e restando indifferente anche ai sopprusi e alle nefandezze dei suoi interlocutori.
L'intelligenza non gli manca per cogliere a sua volta tutte le possibili occasioni per apprendere gli strumenti del mestiere e i mezzi comunicativi.
Conservando sempre un basso profilo tanto da indurre gli altri a pensare di avvantaggiarsi del suo talento e di appropriarsi delle sue invenzioni, in cambio apparentemente di nulla sul piano del sostentamento materiale ed economico.
Finanche la balia che pure in un'ultima analisi  è l'unica ad abbandonarlo in modo disinteressato , rimarca la marginalità di questo essere umano per via della sua mancanza assoluta di odore, di quello odore tipico dei lattanti.
Nessuna offerta pecuniaria la convincerà.
Non si può offrire il proprio seno a chi non ha odore!
Gli altri mercanti di profumi e creme che lo terranno a bottega penseranno di fare un grande affare , senza nulla dare, perchè colgono la dote innata di questo naso nel cogliere ed inventare profumi sempre nuovi.
In occasione di uno dei delitti commessi dal nostro eroe in agro di Grasse, nel 1767, si determinò nella comunità un processo di formazione dell'opinione, molto simile a quello che ancor oggi determina l'evento violento del quale non si colgono immediatamente le cause.
La bellissima vergine, uccisa senza apparente ragione, neppure quella della sua deflorazione, non poté che ricadere dapprima sugli zingari, capaci notoriamente di tutto.
"Era noto che essi tessevano tappeti con abiti vecchi e imbottivano cuscini di capelli umani e fabbricavano piccole bambole con la pelle e con i denti degli impiccati" .
L'ipotesi cadde subito perché in quel periodo gli zingari, notoriamente nomadi, erano già andati via.
E allora si pensò ai lavoratori stagionali italiani che ,come gli attuali raccoglitori di pomodoro africani, venivano in zona per la raccolta stagionale del gelsomino: ma neppure questa ipotesi poteva reggere perché la raccolta sarebbe avvenuta successivamente.
Questo passo  del racconto mi avrà particolarmente colpito perché confermativo di una attitudine fisiologica  di ogni comunità a esprimere pregiudizi fondati sull'ignoranza e la paura, ma anche perché è di questi giorni la notizia, che non ho potuto verificare, che in Svizzera agli italiani e a coloro che comunque risiedono in Italia anche per lavoro, l'accoglienza negli alberghi viene condizionata non solo dall'esibizione del documento di identità ma anche dalla produzione del certificato penale, sull'evidente civilissima presunzione di inclinazione alla illegalità.
In vero non ho sentito intorno una grande indignazione nelle nostre autorità e nella cittadinanza stessa.
Cadute queste prime significative ipotesi si passò ,via via ,a numerose altre, tutte andate deluse.
Ebrei,monaci presunti lussuriosi del convento dei benedettini tutti ultra sessantenni, cistercensi, massoni, malati di mente della Charité, carbonari, mendicanti e ,buon ultima ,la nobiltà dissoluta.
I colpi di scena finali che qui non riportiamo, pongono ancora una volta l'accento sulla esaltazione dell'importanza dell'olfatto e degli odori delle cose animate ed inanimate del creato e della loro rilevante capacità di contribuire alla identità stessa di noi esseri viventi, certamente qui enfatizzata per scopi di rappresentazione ma comunque presente in modo significativo nelle relazioni sociali e nello stesso rapporto tra amore e morte.


lunedì 17 aprile 2017

L'estate fredda di Gianrico Carofiglio

In questi giorni di Marzo 2017 ho terminato di leggere questo romanzo di Gianrico Carofiglio pubblicato nel 2016 da Einaudi.
Non mi riesce di leggere i romanzi di questo autore prescindendo da ciò' che penso di lui. Sento che nessun personaggio si libera dalla dipendenza del suo autore.
Ed è così che questa volta un pregiudizio negativo mi ha guidato nella lettura.
Carofiglio mi ha deluso per aver votato Si al referendum del 4 Novembre 2016!
 Soprattutto non mi sono piaciute le motivazioni che ha espresso a sostegno del suo voto.
La mia valutazione negativa sulla sua scelta non è dipesa da scelta di tipo partitico quanto piuttosto  proprio da argomentazioni prevalentemente di diritto costituzionale e di politica istituzionale. Questo tipo di convinzione mi ha indotto a ritenere  che sarebbe bastato che ogni cittadino avesse avuto la forza  di leggere il testo sottoposto a referendum perche, dotato di normale intelligenza, non potesse che votare no, ed ancor più che un laureato in giurisprudenza non avrebbe potuto in nessun caso, neppure se fosse stato Renzi in persona , votare altro che no.
Dopo aver letto il libro che ha confermato la grandezza di Carofiglio scrittore, non posso che spiegarmi la sua dichiarazione di voto come derivante da quella zona grigia non più bianca e non più nera, che fa si che i nostri comportamenti non siano sempre lineari e prevedibili, così come i nostri pensieri.
Tutti i suoi personaggi rivelano questa naturale e peraltro realistica propensione a non essere totalmente riconducibili al modello che i diversi ruoli di vita e professionali farebbero intendere.
 Cosi che la distinzione tra buoni e cattivi, tra legalità e illegalità, pur rimanendo precisa nei suoi contorni teorici , si declina nel mondo reale, non solo attraverso la mediazione delle parole che lasciano inevitabilmente ampi margini di equivocità , ma anche attraverso comportamenti che cercano di piegare ed adattare, per le più svariate ragioni le regole alla nostra interpretazione , al nostro sentire, ed anche al nostro arbitrio.
Non è solo la trama , come sempre avvincente, a farci sperare che la fine non sopraggiunga e a vedere con disappunto che le pagine ancora da leggere vanno riducendosi di volta in volta.
Il disappunto viene in parte bilanciato dal proposito di fermare almeno alcune delle considerazioni che più ci hanno colpito e che comunque vorremmo tenere come frutto di questo dialogo a distanza che l'autore ci stimola di continuo.
Le indagini sul sequestro del figlio del capo della Società Nostra, Grimaldi, offrono il destro per illustrare aspetti formali e sostanziali delle organizzazioni "mafiose".
Il racconto consente di cogliere lo snodarsi nella società, non solo pugliese, delle attività criminali organizzate, ponendo in evidenza quanto possano essere anche diverse le sfumature e le ragioni del concreto articolarsi della vita di questi micro stati nello Stato, e l'intreccio spesso occulto tra gli apparati e coloro che ne dovrebbero essere fuori. Ancora una volta i luoghi comuni trovano molteplici smentite e la realtà mostra di non accettare rigide classificazioni.
I sequestri lampo mi erano sconosciuti, così come non sapevo che la mala pugliese avesse scelto l'alleanza con la 'ndrangheta calabrese per sottrarsi alle angherie carcerarie praticate dalla camorra napoletana.
Da pugliese ho avuto modo quindi di sentire un moto campanilistico, una spinta alla preferenza di una malavita piuttosto di un'altra e ho pensato a quante volte, nella condizione di emigrato dal sud , l'idea di "avere la mafia" pur essendo a livello di mia formazione un deciso disvalore, dinanzi a giudizi razzisti o comunque ispirati ad una superiorità del Nord rispetto al Sud, finisse per risuonare nell'animo come un' espressione di forza che costringesse l'altro ad un rispetto sia pure forzato.
Guardie e ladri, si inseguono in una trama che giunge come sempre ad una conclusione imprevedibile e comunque rassicurante.
Il diritto degli uomini pur con tutti i suoi limiti e le sue distanze dalla giustizia ipotetica, alla fine si risolve in esiti ampiamente appaganti anche se lascia nude molteplici discordanze proprio tra stereotipi e eventi probabili con l'accertamento dei fatti.
Sullo sfondo tutti i protagonisti, anche quelli minori ci rivelano una varietà irriducibile ad un tipo unico .
In parte essi partecipano dell'idea prevalente della situazione rivestita ma in gran parte rivelano specificità imprevedibili.
Il contorno ambientale della stessa Puglia e della città di Bari pur essendo intrinsecamente connaturato allo svolgimento dei fatti potrebbe alle volte essere costituito da luoghi diversi.
 La componente intimistica si svolge come fosse indipendente dal ruolo pubblico ma se ne colgono le interferenze problematiche.
L'interpretazione delle leggi e comunque dei codici di comportamento tanto dell'ordinamento giuridico statale quanto di quello di clan o società malavitose si agita nel dilemma tra applicazione di regole formali e eventuali necessari margini di devianza e di sospensione delle regole formali per il perseguimento di fini altrettanto utili allo scopo finale ma in paradossale antitesi con le regole immediatamente da applicare.
Sembra che la narrazione serva alle volte a conferire ai fatti stessi un valore catartico per i personaggi che si muovono spesso nelle zone grigie della vita quelle difficilmente riconducibili, come dicevamo, al bianco o al nero ,nitidi e decisi.
Il collaboratore di giustizia , braccio destro di Grimaldi, ha una intelligenza e un grado culturale quasi inspiegabile per organizzazioni che si vogliono a bassissimo livello formativo, resta ciononostante difficilmente credibile che non sia stato lui ad operare il sequestro di persona del figlio del capo.
Devono cadere tante ipotesi preconcette, devono venire fuori zone grigie e difficilmente confessabili delle stesse forze inquirenti perché possa farsi largo la verità che è una verità scomodissima per lo stato legale.
E' un carabiniere il colpevole e perché ciò emerga è necessario che un suo collega di squadra, Pellecchia, un tempo in zona grigia anche lui superi la vergogna e metta a rischio se stesso pur di svelare l'ipotesi delinquenziale.
Lo stesso Fenoglio sceglie un pò di omertà , per favorire l'emergere della verità.
Conferma fiducia al proprio collaboratore che pure aveva sbagliato e lo sottrae ad un processo per reati minori (appropriazione di droga sequestrata a spacciatori arrestati).
E' l'occasione per ricordarci quante devianze avvengono anche da parte di coloro che sono preposti alla tutela legale della vita sociale.
Mi ha colpito particolarmente il riferimento che l'Autore fa alla scuola di formazione dei magistrati di Napoli.
Non so se anche Carofiglio l'abbia frequentata . La D'Angelo si! Subito dopo la laurea si iscrisse a un corso di preparazione per il concorso in magistratura.
Era tenuto da un magistrato napoletano famoso che si diceva fosse molto bravo.
Carofiglio non ci dice il nome, anche se i lettori informati ritengono di conoscerlo.
I futuri tutori della legalità sfilano a pagare in contanti e quindi in nero, nelle mani del Magistrato formatore-evasore.
Del resto nelle scuole dove dall'istruzione dovrebbe coltivarsi l'educazione alla cittadinanza non c'erano maestri e professori che attraverso il pagamento delle lezioni private sottoponevano i propri allievi in modo squallido e delinquenziale?
Dal letame nascono i fiori!
Il riferimento ha un valore quasi catartico, è un esempio di zona grigia in cui possono essere caduti proprio coloro cui spetta di applicare le leggi, avendo accettato di corrispondere il prezzo pattuito per la frequentazione del corso in nero.
Una sorta di iniziazione a piegarsi a forze superiori ovviamente a spese dello Stato e della legalità.
Lo riporto qui e lo riprendo non per dare enfasi ad una pratica scandalosa ma per confermare che la realtà non ci vede tutti da una parte o dall'altra, ma che anzi a ben vedere è proprio la diffusa ed anche piccola illegalità che prevale nella vita quotidiana di tutti ed è su di essa che prospera l'illegalità"maggiore" e che ci appare più grave soprattutto quando ci danneggia e la vediamo negli altri.

sabato 4 febbraio 2017

La parabola delle stelle cadenti, romanzo di Chiara Passilongo

Ho appena terminato di leggere questo romanzo e sento il bisogno di appuntare alcune impressioni che ho maturato nel corso della sua lettura che è avvenuta nei due mesi precedenti questo Febbraio del 2017.
E' un opera prima e già questa circostanza mi induce a complimentarmi con l'autrice per aver speso bene il suo tempo e per avermi regalato una storia che si snoda praticamente in parallelo con la mia vita.
La seconda parte del secolo scorso e l'attuale secolo sino al 2013.
Tutti i personaggi presentano l'aspetto che gli altri attribuiscono loro ma rivelano anche un altro io nascosto , aspetti della loro esperienza sui quali si interrogano in modo critico e la cui rivelazione produce in coloro che con essi si rapportano per ragioni familiari o altro, un effetto che li costringe a un ripensamento critico ed affettivo dell'altro.
L'impossibilità di irrigidire in una sola definizione gli uomini anche se è necessitato il bisogno di una descrizione sintetica.
Si racconta una storia che potrebbe essere stata vera e l'autrice potrebbe esserne stata parte.In ogni caso tutto è verosimile, nulla è eccezionale. La infinita varietà della normalità.
Le ragioni della vita finiscono col prevalere su quelle della morte, la nascita attesa di una nuova creatura mette ordine, e da senso ai più complessi sovvertimenti delle situazioni che ci riguardano. Quella che potrebbe considerarsi una famiglia alto borghese dell'imprenditoria della provincia veneta, nel suo massimo splendore del boom economico del Nord Est, destinata a primeggiare aristocraticamente per un tempo indefinito, viene travolta dalla crisi economica ed ogni personaggio si riposiziona criticamente rispetto ai mutamenti intervenuti.
Costante rimane per ciascuno di loro la necessità di comprendere gli altri e se stessi attraverso situazioni conflittuali che è evidentemente inevitabile incontrare sia nella riflessione sul proprio io che su di ogni relazione che abbiamo con l'altro. Il nostalgico fascista Achille , ha sì tutti i caratteri del padre padrone, ma è sinceramente convinto di avere ragione sui fondamentali della vita ed è fortemente ispirato da una visione sociale del fascismo stesso che si riflette nel suo modo di fare impresa e di considerare i lavoratori come parte della stessa. E' suo il compito non solo di far prosperare l'impresa ma anche di assicurare attraverso di essa il mantenimento dignitoso dei propri dipendenti e il rispetto degli stessi creditori. La visione sociale del fascismo sembra attraversare senza clamore ed indenne nella democrazia della seconda metà del secolo ed essere alla fine sconfitta dal mercato globalizzato che mostra  di non avere più bisogno di uno stato sociale.
La crisi economica del nostro secolo sembra comunque culturalmente sconfiggere la dimensione sociale del lavoro.
Achille più di altri sogna dei figli che portino avanti la propria visione del mondo e dovrà verificare che la vita non procede mai secondo la nostra progettazione e che soprattutto non c'è nessun uomo che possa essere compiutamente ciò che gli altri, fossero pure i genitori, pensano che debba essere.
La famiglia naturale risulta comunque un'opportunità per l'equilibrio affettivo dei suoi componenti anche quando sembra determinare conflitti insanabili.L'amore paterno, filiale, coniugale, sciolto dagli aspetti più propri di una prospettiva del "dovere", alla fine supera ogni conflitto e comunque riesce a sopravvivere nonostante incomprensioni, tradimenti e visioni culturali contrapposte.
Nonostante gli eventi conducono ad un fallimento dell'impresa, l'umanità è salva e si ricompone in nuove dimensioni sociali e culturali. Gli eventi di carattere generale sono ben rappresentati e si inseriscono criticamente nelle vicende delle storie personali. Molti luoghi comuni, gran parte di quelli che siamo soliti definire i nostri valori si sfaldano dinanzi alla realtà, alle prove che la vita ci presenta, e il processo culturale riprende il suo cammino proprio sulle rovine del valore caduto.Le classi sociali trovano un determinato equilibrio nella fabbrica di merendine San Lorenzo, anche grazie ai valori di cui è portatore Achille  che ad essi rimane fedele ma che evidentemente non sono valori condivisi sino in fondo dal mercato.
 Sarà un senatore atipico secondo lo stereotipo più diffuso e solo l'amore , il dovere di protezione che sente imperativo lo induce ad un atto corruttivo per sistemare il figlio omosessuale che lo ha allontanato per aver capito di rappresentare per il padre una profonda delusione.
Pur agli antipodi sessuali, rispetto al padre , Francesco ne ha ereditato l'onesta' e rinuncia al dottorato offertogli a seguito dell'intervento paterno.
 Paradossalmente da un atto illegale che è costato tanto all'autostima di Achille si produce un atto d'amore nei riguardi di quel figlio, che pur disapprovando , avverte per la prima volta di essere amato da quel padre che anch'egli ama pur detestando il suo sistema di valori e il suo stesso modo di essere padre e marito.
Per dirla con l'Autrice, parafrasando i più validi cantautori, qui de Andrè , nel testo Battisti, dal letame nascono i fiori.
Superba la figura di Nora la mamma moglie, punto di riferimento sacrificato al bene comune della famiglia, nonostante il suo bagaglio di insoddisfazioni e delusioni. Sempre presente e disponibile a capire le ragioni degli altri, pur di tenerli tutti collegati a se, trova il suo apparente rifugio nel piano forte.
Non è il caso di riprendere tutto il romanzo perché questi appunti vogliono essere una semplice e breve traccia della lettura di un libro per non perderne col tempo il senso.
Gloria,Andrea,Giulio,Antigone, Marta e tutti gli altri non hanno qui trovato citazione ma non per questo sono meno interessanti.
Il libro si lascia leggere con piacere e verso la fine si vorrebbe che non terminasse.

venerdì 20 maggio 2016

Ragionevoli dubbi. Gianrico Carofiglio

Edito da Sellerio nel 2006 io l'ho letto solo in questi giorni e l'ho fatto tutto di un fiato come non è mia abitudine, con la contemporanea e apparente sofferenza per l'approssimarsi della fine.Non mi capita sempre così di rammaricarmi che sia finito o, ancor prima, che stia finendo.Non capita neppure per tutti i libri che mi piacciono.
La storia poi che apparentemente mi interessa sempre poco, qui invece mi ha avvinto particolarmente.
Si sente l'intellettuale meridionale, si sente il giurista e soprattutto si scopre l'uomo coi suoi limiti , le sue capacità, le sue contraddizioni, i suoi tanti problemi irrisolti.
Gli intrecci impensabili della realtà che pure hanno bisogno delle parole per venire fuori secondo letture di parte e che difficilmente le parole stesse riescono a restituirci in modo oggettivo.
Tutto ciò pesa nella realtà quotidiana e  si ripresenta enfatizzato nelle verità formali del processo e nei riguardi di tutte le parti di esso.
L'avvocato Guerrieri, ancora una volta si trova a difendere un imputato, Ryaban, che mai avrebbe pensato di dover difendere e, come sempre, la sua partecipazione va progressivamente assumendo una dimensione, quasi con fatica, secondo una scansione anche temporalmente imprevedibile.
Continuamente presente il rapporto tra l'uomo e la deontologia professionale sul piano della descrizione della faticosa dialettica tra le due sfere, così come il rapporto tra giustizia e verità processuale.
Tra virgolette nel capitolo 46 l'autore riferisce che un filosofo ha detto che  le azioni in sé, non hanno alcun senso.Può aver senso solo il testo della narrazione degli eventi e delle azioni compiute nel mondo. Noi , non solo nei processi, costruiamo storie per dare senso a fatti che in  sé non ne hanno nessuno. Per cercare di mettere ordine al caos. Le storie a ben vedere sono tutto quello che abbiamo.
Non so a chi si riferisse ma trovo interessanti queste affermazioni che, se unite ai pregiudizi che inevitabilmente si vanno a riversare nei significati medi delle parole e del linguaggio sino a divenire contenuti impliciti e possibili valori interpretativi, danno ragione della possibile distanza della realtà dalla narrazione che di essa ciascuno puo' fare .

domenica 27 maggio 2012

I quattro canti di Palermo


Letto di un fiato e col rammarico che fosse finito questo libro, di Giuseppe Di Piazza, è un romanzo ma anche un saggio.
Vorrebbe consegnarci il disegno compiuto di una generazione di palermitani o forse anche di siciliani, enucleandolo da quattro storie dichiaratamente , in sé, di pura fantasia  ma che assumono la dimensione reale a cura dell’io narrante.
Lungo Corso dei Mille infagottato nella approssimativa divisa di fante della caserma Ciro Scianna, nella assolata mattina dell’estate del 1970, apprendevo la notizia che la mafia aveva giustiziato il procuratore Scaglione, e un decennio prima del nostro autore, avevo modo di sentire nella mente e nel cuore, il tema fondamentale del rapporto tra amore e morte che Palermo ci restituisce con toni particolari e inesauribili.
La stagione dei diritti e delle libertà si andava realizzando in quegli anni che per l’Italia repubblicana e democratica sono stati gli unici di progresso,  ma Palermo era già un’anomalia, e ai miei occhi di continentale sia pure del sud, la mafia non era già più un reperto storico e folcloristico, ma era comunque entrata nella cultura del luogo, anche se pur sempre in modo conflittuale.
Durante la gioventù che si nutre delle meraviglie e delle miserie di Palermo compare come speranza di una vita diversa, il nord. Una volta raggiunto subentra il senso di assenza, l’altro canto.
Ho sempre pensato, e questo libro sembra confermare la mia impressione, che la mafia pur nelle sue storiche trasformazioni sia e resti per tanti palermitani un male da sconfiggere ma che una sorta di rassegnazione che alle volte quasi compiace  chi pure abbia alto il senso di libertà e di dignità, sembri suggerire di lasciar stare che tanto essa è comunque inevitabile perché in qualche modo propria di quell’ambiente , quasi connaturata.

venerdì 4 maggio 2012

Le nuvole di Aristofane


Commedia greca del V secolo a.c. ha uno sviluppo narrativo apparentemente semplice ma è probabile che non sia dato ad un lettore moderno, e non specificamente esperto, di cogliere in pieno i riferimenti storici di contesto per cui non resta che avere consapevolezza dei propri limiti interpretativi.

Tra Strepsiade vecchio genitore e il figlio Fidippide corre una relazione che presenta i caratteri ricorrenti ed universali di un conflitto generazionale di sempre problematica composizione.

Sullo sfondo si snodano i temi dell'educazione, la sistematica difficoltà di contemperare valori educativi possibilmente diversi e comunque difficili da trasmettere.

I ruoli sono in discussione e possono finire per scambiarsi completamente.

Il figlio sembra non poter essere mai ciò che il padre immagina che sia.

Molto attuale, perchè sembra una costante delle società nel tempo, il tema dei debiti e soprattutto di creditori molto attenti e competenti a far fruttare attraverso “la naturale produttività del danaro” prestiti concessi a persone bisognose per necessità o vizio (Fidippide amava i costosi cavalli). Gli interessi semplici e composti ad uno Strepsiade avviato alla logica sofista di Socrate e dei suoi discepoli , facevano dire al secondo creditore che reclamava almeno gli interessi, in mancanza del capitale, “l'interesse? E che bestia è?"

Alla replica del secondo creditore:" ma come?! E' il denaro che giorno per giorno, mese per mese, cresce con lo scorrere del tempo” egli rispondeva con questa domanda: ”ma il mare, secondo te, è più grande adesso o in passato?"
"No é sempre uguale: a che titolo potrebbe essere più grande?”rispondeva il creditore indispettito.

E allora, disgraziato, come è che il mare, con tutti i fiumi che ci scorrono dentro, non cresce mai, e tu invece vuoi far crescere i soldi tuoi?

La logica sofista cui il vecchio fece ricorso prima per sé, poi per il figlio, allo scopo di sottrarsi ai creditori, sconfiggendoli appunto con ragionamenti alternativi a quelli cui comunemente si potesse pervenire, vale ad evidenziare l'importanza sociale della lingua, delle parole e la forza di questi strumenti tale da poter trasformare anche la realtà, almeno nel rapporto con gli altri, ma , al tempo stesso ci fa avvertiti anche della relatività oltre che dei valori anche dei mezzi di comunicazione attraverso i quali i valori stessi viaggiano.

Specularmente ne deriva la fisiologica ed ineliminabile varietà di conclusioni cui ogni lettura può condurre e la plurivocità delle parole , delle frasi e dei discorsi.

Protagonisti di questa commedia sono infatti anche il discorso migliore e il discorso peggiore che si contrappongono e tentano di sconfiggersi a vicenda, di essere strumentali a valori opposti.

Sofisti sono infine anche gli argomenti che conducono alla negazione di Zeus e la contemporanea elevazione del ruolo delle Nuvole, presenti come coro in apparente supporto ai desideri di chi chiede loro aiuto, a prescindere da ogni giudizio sulla giustizia delle ragioni sulla base solo di un riconoscimento di capacità.

Mi sembra che attraverso l'incendio finale del pensatoio di Socrate da parte di Strepsiade, ormai convinto della inutilità e della nocività della formazione sofista praticata da Socrate e i suoi discepoli, giunga una condanna alla sofistica nel suo complesso.

Ma questo è terreno nel quale non mi avventuro.

Non ricordavo o forse non sapevo, infine, che la commedia greca fosse fortemente caratterizzata da umorismo stercorario e come fosse pieno di allusioni e significati l'uso e l'atteggiamento del culo umano.

Due annotazioni a margine per non dimenticare:

a) ieri come oggi eccessi di decreti legge (psefisma) rispetto alle leggi istituzionali(nomoi)

b) peto ed impeto, parole simili che legano l'uomo alle Nuvole che tuonano , sempre per effetto dell'aria